IL DIFFICILE  E LENTO RECUPERO DEL RE!

 "Recuperare questo autobus non è stato nè semplice nè veloce. C'è voluto un anno di tempo per vederlo arrivare a casa mia. La difficoltà del salvataggio si è aggravata mese per mese. Quando ho scoperto che era stato totalmente distrutto, vandalizzato e insudiciato volevo abbandonare l'impresa. Anche i miei amici più cari mi hanno dato del "pazzo" quando ripreso lo slancio sono tornato alla carica per andarlo a prendere. Non si può lasciar finire sotto la pressa un tale esempio di ingegno, capacità e design italiano.

Qualcuno doveva fare qualcosa. Quel qualcuno si chiama Zio JO.

UN ANNO DI ANGOSCIA!

Appare una foto su Facebook nel gruppo "Auto Abbandonate". Come guardo la foto ho un sussulto: ho rivisto qualcosa di familiare che credevo ormai scomparso. Le vie di Torino e di molte altre città d'Italia hanno conosciuto il "faccione" degli autobus Viberti, che silenziosi (nel caso dei filobus) o ruggenti (gli autobus) hanno accompagnato per lungo tempo gli Italiani nei loro spostamenti. 

L'autobus era in evidente stato di degrado. Bisognava fare qualcosa per salvarlo.

Ho preso contatti con la proprietà ma per vederlo trasportare a casa è passato quasi un anno. Nel frattempo i fatti accaduti hanno solo peggiorato la situazione. Le condizioni erano già piuttosto gravi fin dal principio. Socca fortemente corrosa nella parte esterna, buchi ovunque e squarci nelle lamiere fatti durante uno spostamento  a spinta con dei carrelli elevatori. Le forche hanno sfondato diverse zone della scocca del bus, incluso il frontale. Una pianta ed i rovi lo avevano avvolto dal lato porte e gli si erano poggiate addosso.

Ma l'autobus era completo, mancava solo il fregio Viberti sul frontale. Perfino le chiavi di accensione erano ancora nel blocchetto di avviamento.

Gli interni erano logori, strappati e cotti dal sole. Mancavano all'appello due soli vetri posteriori lisci, probabilmente recuperati per ricambi a favore del 101 o del 102 (gli altri due esemplari della flotta).

I vetri di coda in plexiglass erano crepati dai raggi solari e quindi caduti a pezzi in terra. Ma c'era tutto il necessario per iniziare un buon restauro.

Durante la mia prima visita al CV10 ho fatto una stima delle condizioni. Autobus completo al 95%, con molto lavoro di carrozzeria da fare. Ma è una prassi su autobus di una certa età.

Prima di andare via faccio un operazione che mi farà capire come andranno le cose in futuro. Una sorta di "previsione":  (dal libro su Re Gino)

"Mi faccio coraggio, poggio la mano sinistra sul coperchio della botola del tappo del radiatore. Dove una volta c'era il fregio ormai scomparso della Viberti. Lì di sicuro c'è la sua anima.

La mano destra è poggiata sul mio cuore.

Sottovoce gli chiedo: "Vuoi venire via di qua? Vuoi venire via con me?"

Il cinguettare degli uccellini si interrompe per un momento. Anche le cornacchie che hanno fatto eco per tutto il pomeriggio da dentro i capannoni abbandonati sembrano aver capito che è un momento importante.

Dopo qualche secondo si sente un "TAC!" provenire da dietro il frontale ischemico, oltre il radiatore. Dal motore.

Il Re ha parlato. Mi ha detto SI.

"Ok, verrò a prenderti. E ce ne andremo insieme! PROMESSO!" E riparto alla volta di casa."


Sapevo che sarebbe andato tutto bene, che un giorno lo avrei salvato. Ma il prezzo da pagare è stato alto. Molto alto.

A capodanno 2015  un gruppo di 2200 persone invade la fabbrica Viberti in abbandono per partecipare ad un Rave Party organizzato nei vari capannoni. L'autobus viene vandalizzato e utilizzato come latrina pubblica. I sedili vengono sradicati dai relativi telai. L'impianto elettrico viene asportato e bruciato per recuperare il rame e vengono rubati i rari indicatori laterali a doppia luce.

Io sono in apprensione. Avrei già voluto portarlo via. Sono passati sei mesi da quando ho deciso di recuperarlo ed ancora siamo in alto mare.

Le cose si complicano a Pasqua 2016. Quattro mesi dopo il Rave Party, entra un gruppo di scalmanati che decide di prendere a sassate tutti i vetri. Distruggendoli.

Ormai l'autobus è ridotto ad un relitto. Assolutamente sconveniente restaurarlo. Anche i miei amici più appassionati mi sconsigliano di proseguire. "Meglio lasciar stare", mi dicono.

Ma non riesco a mollare. Mi spiace che scompaia un così importante testimone di un epoca.

Ritrovo la forza e parto in quinta.

Il 26 aprile 2016 un nutrito gruppo di amici si raduna dentro il piazzale della Viberti. Un camion con rimorchio apposito sta arrivando dalla tangenziale per caricarsi questo vecchio rottame e scaricarlo a casa mia.

"Te l'avevo promesso. Io mantengo sempre le promesse!" Dissi a Re Gino mentre lo caricavamo sul rimorchio.

E lui da parte sua ha mantenuto la sua promessa nei miei confronti: dopo 20 minuti con le ruote sulla mia proprietà ci ha stupiti col ruggito del suo motore.

Non è stato facile. Ma ci siamo riusciti!

         SALVATAGGIO MODALITA' ON!